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Portare i bambini in altre parti del mondo Nelle culture dette “primitive” lo strumento con cui portare il bambino dopo la nascita è parte della maternità, viene pensato costruito già durante la gravidanza seguendo le tradizioni del popolo e i desideri personali. Béatrice Fontanel e Claire d’Harcour,[1] scrivono :…
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Portare i bambini
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Contattocontinuo
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Se il bambino è separato dalla madre, la comunicazione tra i due diventa più difficile. (Nils Bergman)
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I bambini portati in maniera quasi ininterrotta sviluppano un più accentuato senso della propria corporeità.
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Portando il bambino sul ventre, sul fianco, o sulle spalle, lo si invita a partecipare direttamente alle attività quotidiane.
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Portare i bambini in altre parti del mondo
Nelle culture dette “primitive” lo strumento con cui portare il bambino dopo la nascita è parte della maternità, viene pensato costruito già durante la gravidanza seguendo le tradizioni del popolo e i desideri personali. Béatrice Fontanel e Claire d’Harcour,[1] scrivono :
Il porta bebé è carico, lui stesso, di simboli legati alla maternità...[…]o contro il corpo della madre, rannicchiato dentro il pagne o in un porta bebè in pelle spesso ricavato dall’animale sacrificato al “battesimo”, il bebé africano potrà affrontare il mondo con dolcezza, accoccolato contro la madre come nel ventre. Il porta bebé è carico, lui stesso, di simboli legati alla maternità: in Rwanda, la stessa parola è utilizzata per indicare la placenta e la pelle d’agnello in cui viene posato il bambino. Presso i Dogons del Mali, le sciarpe per portare i bambini sono fatte di strisce di stoffa dipinte di blu indago che ricorda il liquido amniotico. Questo legame si ritrova in molte regioni del mondo: anche presso gli Ikas della Colombia, dei li che rappresentano la placenta sono ricamati nella sciarpa destinata a reggere il bambino. La tasca che si forma in alcuni porta bebé evocano immediatamente l’utero: il cappuccio dell’anorak della donna Inuit nel quale il suo bebé tutto nudo si tiene ben al caldo contro il corpo della madre, la rete nella quale viene portato il bebé in Nuova Guinea che, come nell’utero, si allarga o si restringe a secondo della posizione che assume la madre. Può essere che da questo legame così stretto tra la gravidanza e il portare il porta bebè sono spesso degli oggetti di grande importanza e molto personali, che si utilizza raramente per due bambini, come presso gli Matis in Amazzonia, dove, per ogni neonato viene fatto un nuovo porta bebé con le fibre della gemma di una palma.. Philippe Erikson racconta che durante uno dei suoi pellegrinaggi una donna, l’ultimo figlio aveva 12 anni, gli ha indicato un albero nel cuore della foresta dicendogli: “ E’ con quest’albero che ho fatto il porta bebé a mio figlio”. |
Comunicato n. 64 del 05-Marzo-2010 - Ministero della Salute
Ministero della Salute UFFICIO STAMPAALLATTAMENTO AL SENO: PRECISAZIONI DEL COMITATO NAZIONALE MULTISETTORIALE PER L’ALLATTAMENTO MATERNO DEL MINISTERO DELLA SALUTECon riferimento alla frequente diffusione di notizie e articoli che hanno l’effetto di svalutare l’allattamento al seno, il Comitato intende ribadire alcuni principi di carattere generale. I benefici relativi a questa pratica naturale sono conosciuti, studiati e supportati da evidenze molto solide. Tali benefici riconosciuti sono già numerosi ma, molti altri probabilmente, rimangono inesplorati. L’allattamento al seno esclusivo non è tanto il “metodo ideale” bensì “la norma e il modello di riferimento rispetto al quale tutti i metodi alternativi di alimentazione devono essere misurati in termini di crescita, salute, sviluppo, e qualsiasi altro esito a breve o lungo termine” (UE) Vale la pena di ricordare che l’allattamento al seno esclusivo per i primi sei mesi assicura una crescita, uno sviluppo ed una salute ottimali. Dopo quest’età, l’allattamento al seno, con l’aggiunta di alimenti complementari appropriati, continua a contribuire alla crescita, allo sviluppo ed alla salute del lattante e del bambino. Una particolare attenzione deve essere volta a considerare che notizie fuorvianti o interpretazioni non puntuali e/o parziali di articoli scientifici possono condizionare i comportamenti fino a provocare la cessazione precoce dell’allattamento al seno con possibili ripercussioni sociali, economiche e di salute per le donne, i bambini e la comunità. Per quanto sopra riportato, il Comitato intende prendere le distanze da ogni tentativo di delegittimare l’allattamento al seno e auspica una particolare attenzione da parte di tutti gli organi di informazione al fine di evitare di influenzare negativamente, sia con testi che con immagini, uno dei principali determinanti della salute umana. |
di Sonia Bozzi
Tratto da UPPA - un pediatra per Amico (http://www.uppa.it/dett_articolo.php?idr=41&ida=601&idb=59)
Nel 1986 l’autorevole American Academy of Pediatrics pubblicava i risultati di un esperimento in un modernissimo ospedale di Montreal. Il campione era formato da 99 mamme e dai loro neonati. Lo scopo era quello di verificare se, come qualcuno credeva, i bambini tenuti in braccio presentavano una riduzione significativa del pianto rispetto a quelli che, invece, venivano lasciati nella culletta. La risposta forse può apparire scontata, ma per la scienza nulla è vero se non è misurabile. Così, dopo aver verificato che effettivamente i neonati portati in braccio piangevano il 45% in meno degli altri, e che anche nelle ore serali, quelle peggiori, quasi non piangevano affatto, allora hanno scritto che sì, effettivamente, non si può negare: tenere in braccio i bambini, o tenerli a contatto con il corpo delle madri, fa bene.
Chissà quale faccia avrebbero fatto di fronte a tali conlcusioni tutte quelle donne, nate prima che le case farmaceutiche inventassero il latte artificiale, che per poter lavorare si infagottavano addosso i loro neonati con fasce improvvisate, o quelle madri del cosiddetto terzo mondo che, ancora oggi, si portano addosso i loro bambini anche quando sarebbero in grado di camminaare, bambini che, guarda caso, piangono la metà dei nostri, non soffrono di coliche gassose e non si succhiano il dito?
Sono passati molti anni dall’articolo americano, esattamente 23 anni, e qualcuno sembra aver imparato la lezione. Adesso questo modo di portare i bambini è diventato una moda ed è stato ribattezzato Baby wearing, un inglesismo che trasforma una pratica vecchia di secoli in uno stile pratico e divertente, un po` etno e un po` hippy.
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