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di Sonia Bozzi
Tratto da UPPA - un pediatra per Amico (http://www.uppa.it/dett_articolo.php?idr=41&ida=601&idb=59)
Nel 1986 l’autorevole American Academy of Pediatrics pubblicava i risultati di un esperimento in un modernissimo ospedale di Montreal. Il campione era formato da 99 mamme e dai loro neonati. Lo scopo era quello di verificare se, come qualcuno credeva, i bambini tenuti in braccio presentavano una riduzione significativa del pianto rispetto a quelli che, invece, venivano lasciati nella culletta. La risposta forse può apparire scontata, ma per la scienza nulla è vero se non è misurabile. Così, dopo aver verificato che effettivamente i neonati portati in braccio piangevano il 45% in meno degli altri, e che anche nelle ore serali, quelle peggiori, quasi non piangevano affatto, allora hanno scritto che sì, effettivamente, non si può negare: tenere in braccio i bambini, o tenerli a contatto con il corpo delle madri, fa bene.
Chissà quale faccia avrebbero fatto di fronte a tali conlcusioni tutte quelle donne, nate prima che le case farmaceutiche inventassero il latte artificiale, che per poter lavorare si infagottavano addosso i loro neonati con fasce improvvisate, o quelle madri del cosiddetto terzo mondo che, ancora oggi, si portano addosso i loro bambini anche quando sarebbero in grado di camminaare, bambini che, guarda caso, piangono la metà dei nostri, non soffrono di coliche gassose e non si succhiano il dito?
Sono passati molti anni dall’articolo americano, esattamente 23 anni, e qualcuno sembra aver imparato la lezione. Adesso questo modo di portare i bambini è diventato una moda ed è stato ribattezzato Baby wearing, un inglesismo che trasforma una pratica vecchia di secoli in uno stile pratico e divertente, un po` etno e un po` hippy.
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